Gli ultimi giorni di quiete (Manzini)

Sembra che questo libro sia stato ispirato da una storia vera ed è vero che a volte la realtà supera la finzione. Ma in fondo non è proprio così perché la realtà proviene dalle stesse persone che creano la finzione, siamo sempre noi umani che agiamo, che prendiamo le nostre decisioni, che soccombiamo di fronte ad un evento che ci sembra ingiusto…che troviamo poi la forza di ricominciare oppure no. Forse dipende dalla capacità di elaborare la perdita, il lutto, la delusione, forse dalla capacità di fare un sorriso alla vita, che continua nonostante tutto.

“L’aveva persa già allora, lo sapeva, ma sperava sempre che il tempo avrebbe aggiustato tutto. Che invece scorreva senza scalfire il dolore, inutile, come acqua su una cerata. Nora si era rifugiata in quel dolore silenzioso, lui aveva continuato la vita pensando solo al negozio e ad aggiustare la moto. Nessuno dei due aveva avuto il coraggio di parlare, di vomitare tutta la disperazione. Avrebbe aiutato?”

“Quando Pasquale si svegliò era mattina inoltrata. Aprì le serrande, c’era il sole, il mare era calmo, una giornata di primavera in mezzo all’autunno. Gli venne da sorridere. Si era sempre vergognato di provare momenti di felicità. Una giornata di sole come quella, una bella partita di calcio in televisione, una chiacchiera con un vecchio compagno di liceo, un libro che lo incollava alle pagine. Quella mattina la scomoda sensazione di non poter sorridere l’aveva abbandonato. Si può, certo che si può…E sorridere non era mancanza d’affetto, non era sporcare il ricordo di Corrado con una distrazione, era vita. Lui era vivo, e quella fortuna andava onorata.”

Un mondo a portata di mano (de Kerangal)

Con questo libro si entra nel mondo parallelo di chi lavora nel settore artistico, ma non è un artista di punta. Parlo di quelle centinaia, forse migliaia di ragazzi talentuosi sparsi per il mondo che si muovono con contratti dalla durata variabile e sfruttati all’inverosimile per la durata degli stessi. Per sopravvivere creano legami, a volte apparentemente forti, ma dettati dalla necessità, che si dissolvono alla fine dei contratti per ricominciare in un nuovo luogo con nuove persone …All’euforia iniziale subentra la sensazione di vuoto e la necessità di trovare un punto di riferimento, un luogo, una persona, un obiettivo per dare un senso alla propria vita.

“Quelli della categoria di Paula tendono a prendere tutto per paura di essere dimenticati, o cancellati se non sono disponibili, comprano da soli i biglietti aerei o ferroviari, mettono in conto alberghi low cost o monolocali ammobiliati che il turnover degli affittuari ha convertito in investimenti molto redditizi – camere funzionali dotate di wi-fi e armadi montati in fretta ma dove l’affitto viene aumentato per un canovaccio o una federa supplementare – e ricreano ovunque siano, nel giro di qualche ora, la cellula intima che abiteranno durante il loro soggiorno.”

“…lei non riesce a capire che la precarietà è ormai la condizione della sua esistenza e l’instabilità il suo modo di vita, ignora fino a che punto sia divenuta vulnerabile e non riconosce la sua solitudine. Certo, incontra delle persone, sì tante, la lista dei suoi contatti s’allunga sullo smartphone, la sua rete si infittisce ma, costretta in un rapporto economico in cui le si chiede di portare a termine un progetto in cambio di un salario da una parte, ingaggiata nei cantieri dall’altra, non costruisce relazioni durature, accumula le passioni di forte intensità che si accendono come fuochi di paglia senza lasciare traccia e si dissipano nel giro di poche settimane, calore e polvere.”

L’arte sconosciuta del volo (Fovanna)

Un libro che racconta una vita. Un episodio cruento dell’infanzia del protagonista Tobia che viene sommerso dagli eventi della vita e poi riemerge e fa nascere l’esigenza di chiarezza. Tornare ai luoghi dell’infanzia e risolvere, almeno dal punto di vista personale, i nodi rimasti consente una nuova ripartenza, senza la pesantezza di un passato troppo a lungo sopportata.

“C’è un tempo preciso, forse un istante, in cui d’improvviso ci si stanca di insistere. Ci si arrende e si dà accesso al nuovo, al futuro”

“Nessuno lo sa, chi l’ha provato non lo può raccontare. La vita che ti abbandona, con il suo bagaglio di desideri, slanci e passioni, la vita che ti saluta e non ritornerà…Quanto dura quell’istante in cui vedi scendere la fine? Quanto si dilata…Cosa pensi in quelle frazioni di secondo? A chi? Cos’altro speri, quando intuisci che il Tempo, il tuo certo, si ferma di colpo, come un treno contro un enorme masso..”

La ragazza della palude (Owens)

Vivere in una palude..credo che per la maggior parte di noi rappresenti quanto di peggio possa capitare, tra insetti, umidità, animali selvatici e quant’altro. Eppure Kya, la protagonista di questo libro vive proprio in una palude, inizialmente con tutta la famiglia, poi uno alla volta se ne vanno tutti e lei rimane da sola. Sopravvive grazie ad un grande determinazione e all’aiuto di poche persone che le sono amiche. Ma riesce incredibilmente a trovare nella natura che la circonda non solo quanto necessario per la sua vita, ma anche un lavoro, vista la sua profonda conoscenza delle piante e degli insetti che popolano la palude.

Un libro con contenuti importanti per quanto riguarda la discriminazione nei confronti di chi non può permettersi di vivere nel gruppo e uno sguardo sulla condizione femminile, sempre a rischio, ma in particolare nelle situazioni di degrado. Una storia di rivincita basata sullo studio e sulla passione, ma le ferite profonde fanno comunque fatica a rimarginarsi.

Ora devo mollare. Devo lasciarti andare.Troppo spesso l’amore è la risposta di chi resta. Troppo di rado la ragione di chi va. Mollo la cima e ti guardo scivolare via.”

“Guardiamo in faccia la realtà: l’amore non funziona quasi mai. Però anche quando va male ti permette di stare in relazione con gli altri e, in fin dei conti, le relazioni sono tutto ciò che abbiamo”

Prima di noi (Fontana)

La saga di una famiglia del popolo. E’ questa la differenza sostanziale tra questo libro e molti altri che di famiglie hanno scritto. Qui non ci sono palazzi e residenze estive, banchetti e visite di cortesia. C’è la vita, quella di tutti i giorni, la nostra, quella della nostra famiglia o della famiglia dei vicini di pianerottolo. Ripercorre, attraverso le vicissitudini, un secolo di storia recente e per chi, come me, non è più giovane, ricordi di un passato non lontano riaffiorano ed è facile identificarsi con alcuni momenti e personaggi . L’ho veramente apprezzato!

“..La sofferenza si conservava proprio come l’energia. I loro nonni, e in una certa misura i loro padri, avevano dovuto sopportare il dolore fisico, fame e freddo e povertà o comunque una qualche privazione; e ora che questo dolore era terminato, a loro spettava un destino di ferite interiori. Oh certo erano cose da poco. Nessuna guerra che meritasse di finire tra le pagine di un libro: solo una costante paura del futuro, e forse un altrettanto grande timore nel voltarsi, per rimanere pietrificati come in quella storia biblica, statue di sale, sotto il peso di quanto accaduto prima di loro, un cumulo insostenibile di morte e vita, ricchezza e spreco. “

“..Si sentiva come a vent’anni, il corpo intatto, pronto ad affrontare le terse acque del Friuli: e quale incomparabile gioia lasciare a riva libro e quaderno e gettarsi di colpo nell’azzurro. Circondato dagli alberi e dal greto sassoso, sotto un cielo spazzato via dalla luce d’agosto, avanzava a falcate contro le onde, spezzandole quasi fossero fogli di vetro sottilissimo: risaliva il corso per cento, duecento metri senza mollare – finché stanco, come era stanco adesso, non restava con le braccia aperte e la schiena a filo d’acqua, gli occhi inondati dal sole: lasciando che il torrente amico lo trascinasse dove volesse, altrove, altrove, sempre altrove.”

L’invenzione di noi due (Bussola)

La storia comune, fin troppo, di un amore che finisce con l’idea -“l’invenzione” – di uno dei due di aver trovato il modo di riavvolgere lo scorrere del tempo per ritrovare la freschezza e l’entusiasmo dell’inizio. Un libro tormentato dove tutto si svolge nella finzione, mascherata da buoni propositi, ma sempre di finzione si tratta. Perché, forse, non è possibile tornare indietro nel tempo, neanche nel “tempo di una relazione”, troppe cose sono state dette, vissute, interiorizzate per poterlo fare. Per tutti e per ogni cosa esiste solo il presente ed il futuro.

“Troppo tardi imparai che, per chiunque di noi, è impossibile prendersi la responsabilità di un’altra vita, perché le crepe che si aprono nelle giunture dipendono dalla contiguità di due materiali differenti e le asperità, gli atriti, fanno parte della scommessa. Non possiamo che cercare di essere responsabili per noi stessi e sperare che basti.”

“Le donne lanciano cortine di segnali prima di allontanarsi, anche se questo non significa sempre che poi se ne andranno davvero. Magari resteranno a odiare in silenzio, rassegnandosi a una vita che non volevano, fino a quando non arriverà il momento. Visto che ami i vecchi detti te ne riporto uno:’Non temere mai una donna che si arrabbia, temi quella che sta zitta’”

“Il dono più grande che mi ha fatto la scrittura è proprio questo, stare ferma e aspettare. Scrivere un romanzo è come l’amore: l’ispirazione può avere la forma di una folgorazione iniziale, ma poi non procede per scatti brucianti, piuttosto si muove per passi lenti, sentieri tortuosi, e richiede una lunga, difficile fedeltà, mentre la storia man mano si viene formando”

Otto mesi a Ghazzah Street (Mantel)

La cultura araba mi affascina molto, mi attira e mi intimorisce nello stesso tempo. Questo libro è il punto di vista di una expat che si trova a Gedda, in Arabia Saudita, al seguito del marito ingegnere impegnato in un’impresa di costruzioni. L’impatto con il clima e con le abitudini, le limitazioni alla libertà personale, i contatti quasi esclusivamente con gli altri expats, le difficoltà con la lingua sembrano prevalere rispetto alla curiosità e alla volontà di capire e conoscere un paese così diverso. C’è anche una storia che si svolge, ma sembra quasi essere in secondo piano rispetto a tutto il resto.

“Era l’ora migliore per stare fuori: il cielo dorato e rosa polvere, le luci che si accendevano nelle strade della sera e i fruscii degli altoparlanti delle moschee, il lamento amplificato del muezzin..”

“L’architetto che aveva progettato il nuovo edificio del Ministero aveva avuto l’incarico di sovrastare tutti gli altri bizzarri e stupefacenti palazzi della moderna Gedda…Nell’immaginazione dell’architetto, il nuovo edificio appariva più leggero dell’aria che lo circondava; era un iceberg scintillante che svettava sui marciapiedi roventi e sulla giungla verde che lo avrebbe radicato alla terra…. All’imbrunire avrebbe avvampato contro l’orizzonte, terrore e portento, colonna coranica di fuoco”

Terra Alta (Cercas)

La trama è quella di un giallo e la vicenda è abbastanza intricata da tenere viva l’attenzione fino alla fine. Ma è anche qualcosa di più..Il protagonista Melchor Marin è “diverso” dai soliti investigatori, sia per il passato che avuto e lo ha portato a diventare un poliziotto, sia per come intende interpretare la sua professione. Un libro che mescola sapientemente gli aspetti umani a quelli della narrazione del “caso” e rende la lettura assai piacevole.

L’enigma della camera 622

Le aspettative per questo libro erano molto alte, il ricordo del precedente “la verità sul caso di Harry Quebert” troppo vivido. Quindi la delusione è stata molto forte. La storia mi è sembrata troppo prolissa, avrebbe potuto essere risolta molto prima, a tratti mi è sembrato di leggere un romanzo rosa per l’eccessivo accento dato alle controverse vicende sentimentali dei protagonisti. L’invenzione narrativa alla base dell’intero intrigo piuttosto debole e del tutto inverosimile. Il tributo voluto dallo “scrittore” nei confronti dell’editore, suo mentore, è comprensibile, ma talmente estraneo alla storia da risultare fastidioso.

I valori che contano (De Silva)

Una lettura piacevole, a tratti divertente. L’antieroe Malinconico è accattivante per le sue caratteristiche così lontane e in antitesi rispetto ai protagonisti soliti che riescono sempre e comunque a mantenere l’aplomb . Quindi piace e nella sua imperfezione sembra più vicino a noi comuni mortali a cui le cose non sempre vanno per il verso giusto e praticamente mai riusciamo a mantenere la disinvoltura e la sicurezza adeguata..