Otto mesi a Ghazzah Street (Mantel)

La cultura araba mi affascina molto, mi attira e mi intimorisce nello stesso tempo. Questo libro è il punto di vista di una expat che si trova a Gedda, in Arabia Saudita, al seguito del marito ingegnere impegnato in un’impresa di costruzioni. L’impatto con il clima e con le abitudini, le limitazioni alla libertà personale, i contatti quasi esclusivamente con gli altri expats, le difficoltà con la lingua sembrano prevalere rispetto alla curiosità e alla volontà di capire e conoscere un paese così diverso. C’è anche una storia che si svolge, ma sembra quasi essere in secondo piano rispetto a tutto il resto.

“Era l’ora migliore per stare fuori: il cielo dorato e rosa polvere, le luci che si accendevano nelle strade della sera e i fruscii degli altoparlanti delle moschee, il lamento amplificato del muezzin..”

“L’architetto che aveva progettato il nuovo edificio del Ministero aveva avuto l’incarico di sovrastare tutti gli altri bizzarri e stupefacenti palazzi della moderna Gedda…Nell’immaginazione dell’architetto, il nuovo edificio appariva più leggero dell’aria che lo circondava; era un iceberg scintillante che svettava sui marciapiedi roventi e sulla giungla verde che lo avrebbe radicato alla terra…. All’imbrunire avrebbe avvampato contro l’orizzonte, terrore e portento, colonna coranica di fuoco”

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