Un mondo a portata di mano (de Kerangal)

Con questo libro si entra nel mondo parallelo di chi lavora nel settore artistico, ma non è un artista di punta. Parlo di quelle centinaia, forse migliaia di ragazzi talentuosi sparsi per il mondo che si muovono con contratti dalla durata variabile e sfruttati all’inverosimile per la durata degli stessi. Per sopravvivere creano legami, a volte apparentemente forti, ma dettati dalla necessità, che si dissolvono alla fine dei contratti per ricominciare in un nuovo luogo con nuove persone …All’euforia iniziale subentra la sensazione di vuoto e la necessità di trovare un punto di riferimento, un luogo, una persona, un obiettivo per dare un senso alla propria vita.

“Quelli della categoria di Paula tendono a prendere tutto per paura di essere dimenticati, o cancellati se non sono disponibili, comprano da soli i biglietti aerei o ferroviari, mettono in conto alberghi low cost o monolocali ammobiliati che il turnover degli affittuari ha convertito in investimenti molto redditizi – camere funzionali dotate di wi-fi e armadi montati in fretta ma dove l’affitto viene aumentato per un canovaccio o una federa supplementare – e ricreano ovunque siano, nel giro di qualche ora, la cellula intima che abiteranno durante il loro soggiorno.”

“…lei non riesce a capire che la precarietà è ormai la condizione della sua esistenza e l’instabilità il suo modo di vita, ignora fino a che punto sia divenuta vulnerabile e non riconosce la sua solitudine. Certo, incontra delle persone, sì tante, la lista dei suoi contatti s’allunga sullo smartphone, la sua rete si infittisce ma, costretta in un rapporto economico in cui le si chiede di portare a termine un progetto in cambio di un salario da una parte, ingaggiata nei cantieri dall’altra, non costruisce relazioni durature, accumula le passioni di forte intensità che si accendono come fuochi di paglia senza lasciare traccia e si dissipano nel giro di poche settimane, calore e polvere.”

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