L’invenzione di noi due (Bussola)

La storia comune, fin troppo, di un amore che finisce con l’idea -“l’invenzione” – di uno dei due di aver trovato il modo di riavvolgere lo scorrere del tempo per ritrovare la freschezza e l’entusiasmo dell’inizio. Un libro tormentato dove tutto si svolge nella finzione, mascherata da buoni propositi, ma sempre di finzione si tratta. Perché, forse, non è possibile tornare indietro nel tempo, neanche nel “tempo di una relazione”, troppe cose sono state dette, vissute, interiorizzate per poterlo fare. Per tutti e per ogni cosa esiste solo il presente ed il futuro.

“Troppo tardi imparai che, per chiunque di noi, è impossibile prendersi la responsabilità di un’altra vita, perché le crepe che si aprono nelle giunture dipendono dalla contiguità di due materiali differenti e le asperità, gli atriti, fanno parte della scommessa. Non possiamo che cercare di essere responsabili per noi stessi e sperare che basti.”

“Le donne lanciano cortine di segnali prima di allontanarsi, anche se questo non significa sempre che poi se ne andranno davvero. Magari resteranno a odiare in silenzio, rassegnandosi a una vita che non volevano, fino a quando non arriverà il momento. Visto che ami i vecchi detti te ne riporto uno:’Non temere mai una donna che si arrabbia, temi quella che sta zitta’”

“Il dono più grande che mi ha fatto la scrittura è proprio questo, stare ferma e aspettare. Scrivere un romanzo è come l’amore: l’ispirazione può avere la forma di una folgorazione iniziale, ma poi non procede per scatti brucianti, piuttosto si muove per passi lenti, sentieri tortuosi, e richiede una lunga, difficile fedeltà, mentre la storia man mano si viene formando”

Otto mesi a Ghazzah Street (Mantel)

La cultura araba mi affascina molto, mi attira e mi intimorisce nello stesso tempo. Questo libro è il punto di vista di una expat che si trova a Gedda, in Arabia Saudita, al seguito del marito ingegnere impegnato in un’impresa di costruzioni. L’impatto con il clima e con le abitudini, le limitazioni alla libertà personale, i contatti quasi esclusivamente con gli altri expats, le difficoltà con la lingua sembrano prevalere rispetto alla curiosità e alla volontà di capire e conoscere un paese così diverso. C’è anche una storia che si svolge, ma sembra quasi essere in secondo piano rispetto a tutto il resto.

“Era l’ora migliore per stare fuori: il cielo dorato e rosa polvere, le luci che si accendevano nelle strade della sera e i fruscii degli altoparlanti delle moschee, il lamento amplificato del muezzin..”

“L’architetto che aveva progettato il nuovo edificio del Ministero aveva avuto l’incarico di sovrastare tutti gli altri bizzarri e stupefacenti palazzi della moderna Gedda…Nell’immaginazione dell’architetto, il nuovo edificio appariva più leggero dell’aria che lo circondava; era un iceberg scintillante che svettava sui marciapiedi roventi e sulla giungla verde che lo avrebbe radicato alla terra…. All’imbrunire avrebbe avvampato contro l’orizzonte, terrore e portento, colonna coranica di fuoco”

Terra Alta (Cercas)

La trama è quella di un giallo e la vicenda è abbastanza intricata da tenere viva l’attenzione fino alla fine. Ma è anche qualcosa di più..Il protagonista Melchor Marin è “diverso” dai soliti investigatori, sia per il passato che avuto e lo ha portato a diventare un poliziotto, sia per come intende interpretare la sua professione. Un libro che mescola sapientemente gli aspetti umani a quelli della narrazione del “caso” e rende la lettura assai piacevole.

L’enigma della camera 622

Le aspettative per questo libro erano molto alte, il ricordo del precedente “la verità sul caso di Harry Quebert” troppo vivido. Quindi la delusione è stata molto forte. La storia mi è sembrata troppo prolissa, avrebbe potuto essere risolta molto prima, a tratti mi è sembrato di leggere un romanzo rosa per l’eccessivo accento dato alle controverse vicende sentimentali dei protagonisti. L’invenzione narrativa alla base dell’intero intrigo piuttosto debole e del tutto inverosimile. Il tributo voluto dallo “scrittore” nei confronti dell’editore, suo mentore, è comprensibile, ma talmente estraneo alla storia da risultare fastidioso.

I valori che contano (De Silva)

Una lettura piacevole, a tratti divertente. L’antieroe Malinconico è accattivante per le sue caratteristiche così lontane e in antitesi rispetto ai protagonisti soliti che riescono sempre e comunque a mantenere l’aplomb . Quindi piace e nella sua imperfezione sembra più vicino a noi comuni mortali a cui le cose non sempre vanno per il verso giusto e praticamente mai riusciamo a mantenere la disinvoltura e la sicurezza adeguata..

Fiore di roccia (Tuti)

Ecco è arrivato.. Il libro che aspetti e speri di trovare ogni volta che ne cominci uno. Quello che riesce a toccare i sentimenti più profondi, che ti fa piangere, ma che non puoi che definire “bellissimo”. E’ una storia dura, come lo sono state le persone a cui è dedicata, le portatrici carniche, scolpite nella roccia delle loro montagne. Montagne bellissime, ma povere; lo sono sempre state e in qualche modo lo sono ancora oggi. Abitate da gente di poche parole, come di solito è chi abita la montagna e dialoga più con la natura che con gli essere umani. La scrittura di questo libro è intensa e delicata allo stesso tempo, testimonia coinvolgimento personale e rispetto nei confronti dei protagonisti di questa parte della storia del primo conflitto mondiale.

“Non avere paura, e non ne avrò nemmeno io, mi dicevi quando ero piccola. Allora per tenerti al sicuro mi fingevo forte e alla fine lo diventavo davvero..Quello del tuo cuore è l’ultimo battito di una famiglia, con te il “noi” si estingue, resta solo questo “io”, un pezzo troppo piccolo per costruirci qualcosa…Te ne vai con la gentilezza con cui hai vissuto, in un alba rosea che filtra tra le nubi e sparge cristalli, nel silenzio solenne delle foreste. Ti bacio per l’ultima volta, non credo più agli arrivederci. Sei stato mio padre e sei diventato mio figlio, avverto uno strappo all’altezza del ventre. Grazie per la vita che mi hai dato. E non avere paura. Non ne avrò nemmeno io.”

“La nostra capacità di bastare a noi stesse non ci è stata riconosciuta, né concessa. L’abbiamo tessuta con la fatica e il sacrificio, nel silenzio e nel dolore, da madre in figlia. Poggia su questi corpi meravigliosamente resistenti ed è a disposizione di chiunque ne abbia bisogno. Si nutre di spirito infuocato e iniziativa audace, vive di coraggio. Vive di altre donne. Siamo una trama di fili tesi gli uni sugli altri, forti perché vicini.”

Riccardino (Camilleri)

Non avrei mai potuto mancare l’appuntamento finale con il Commissario Montalbano, che ho seguito dagli esordi e che ho amato intensamente…Nonostante le preoccupazioni dell’Autore io non mi sono mai stancata della ripetitività delle situazioni, dei luoghi, delle storie. Anzi per me era sempre l’occasione per ritrovare ambientazioni, colori, odori di una Sicilia che proprio grazie a questi libri mi è entrata nel cuore.

Capisco la difficoltà di chiudere con un personaggio che forse ad un certo punto è diventato anche ingombrante tra la sua forma cartacea e quella della versione televisiva. Personaggi uguali, come interpreti delle storie, ma diversi fisicamente e, da un certo punto in poi, anche caratterialmente. Non voglio criticare uno scrittore che ho apprezzato non solo per i libri di Montalbano, ma anche per la sua produzione storica e narrativa, però dissento dalla sua scelta per porre fine a questo personaggio, non mi è sembrata all’altezza di tutto il resto e mi ha lasciato una grande amarezza..

Se volete …

Il metodo Catalanotti (Camilleri), La rete di protezione (Camilleri)

Gelosia (Baresani)

Lui, lei, l’altra..una storia come tante, ma analizzata a fondo nel tentativo di capire le dinamiche che si nascondono dietro e che muovono i protagonisti. Ognuno di loro ha un progetto di vita, chi più a lunga scadenza, chi con una visibilità più limitata. Perseguendo il proprio progetto ognuno di loro calpesta quello degli altri e innesca sentimenti di rivalsa, di gelosia. Indipendentemente dallo sviluppo e dagli esiti della storia, in questo libro c’è una analisi lucida e spietata delle relazioni uomo – donna.

” Anche quei mariti avevano delle tresche, ma non avrebbero mai lasciato le mogli, che anzi servivano da paravento per non farsi incastrare da amanti piene di esigenze noiose e impraticabili: cene conviviali, weekend, shopping insieme, serate al cinema..La moglie rifugio che ti protegge dal fare stupidaggini.”

“E’ che sono belle, sono sexy, vanno in palestra, indossano biancheria intima raffinata, si curano di ogni dettaglio, dallo smalto sulle unghie dei piedi ai colpi di sole sui capelli..ma non sono interessanti per i loro mariti..i mariti le portano in giro, le baciano e stringono e accarezzano solo in pubblico, come un trofeo. Ma poi non sanno cosa dire quando sono con loro..”

“Non ho più entusiasmo, pensava, mi pare quasi una cosa da non fare. Antonio è troppo di famiglia. Lo sapevo, l’ho sempre saputo, ma ora è capitato anche a me: il tempo uccide ogni grande amore e lo trasforma in una famiglia, una cosa di genitori, nonni, zii, cugini, pratiche da sbrigare, medici, dentisti, hai pagato le tasse?”

“Aveva bisogno di darsi un valore, dopo essere stata socialmente uccisa da Antonio: al momento non aveva una propria identità, per tutti era solo l’amante sospetta, o solo la sua collaboratrice. Dio quanto lo odiava!”

Una lettera per Sara (de Giovanni)

Un’altro episodio per Sara, questo strano nuovo personaggio di de Giovanni..Non sono ancora riuscita ad affezionarmi al trio composto da Sara ex appartenente ai Servizi, l’ispettore Pardo e Viola la fotografa free-lance, vessata dalla madre. A tratti mi sembrano le brutte copie dei personaggi dei precedenti libri (I bastardi di Pizzofalcone e il commissario Ricciardi). Lo stile è abbastanza simile anche in questa nuova serie, dove ampio spazio viene lasciato alle considerazioni intimistiche dei protagonisti e, come nei libri del commissario Ricciardi, prevale la componente melanconica e triste. Insomma non un gran libro, spero che i prossimi siano più accattivanti..

Se siete interessati alle puntate precedenti Sara al tramonto (De Giovanni)

La fiamma nel buio (Connelly)

Niente di nuovo..a parte ovviamente il nuovo episodio della saga di Bosh. Un detective in pensione che non riesce a dimenticare e a lasciare la sua ex attività. Attraverso ogni possibile sotterfugio si intrufola in casi “freddi” e non; sfruttando la sua abilità li risolve prontamente. Tutto pronto quindi per la nuova stagione della serie TV.. all’insegna del tipico format americano.