Il gioco delle ultime volte (Oggero)

Un libro non facile da leggere, anche se, come sempre, la scrittura della Oggero è superlativa. Ho trovato complicato seguire le dinamiche dei personaggi, in alcuni momenti troppo sottointese, date per scontate. Le tematiche toccate sono complesse: relazioni di coppia, stress causati dal lavoro in pronto soccorso, conseguenze di un’amicizia interrotta bruscamente in età adolescenziale. Forse troppo per essere condensato in un unica storia.

“Dormire insieme è diverso dal fare l’amore, è qualcosa di più, – aveva detto. – Certo che ho già dormito con qualche ragazza, ma per pigrizia, non per desiderio: non avevamo voglia di alzarci dal letto, rivestirci e tornare a casa, era più comodo girarsi dall’altra parte e aspettare il mattino. Con te non sarebbe così, Teresa. E lei era stata costretta a dargli ragione, perché l’intimità che si crea dormendo a fianco della persona amata è totale: ti affidi all’altro senza difese, concedi al suo vaglio la debolezza e l’imperfezione della tua fisicità e accetti la sua.”

“-Sei felice? – Domanda strampalata da parte di un quasi cinquantenne non idiota. – Grazie per il non idiota…-Ecco, la metafora è cinicamente realistica: la suavitas, chiamala felicità se vuoi, o appagamento o serenità, consiste nel non essere tra quelli che stanno naufragando in mezzo alle onde, nel trovarsi a distanza dal terremoto o graziati dallo schianto aereo, insomma nello stare sulla spiaggia, o lontani dall’epicentro del sisma, o ancora in aeroporto. Se intendi una cosa del genere, la risposta è sì.”

Scrittori e amanti (King)

“Amo queste oche. Mi fanno gonfiare il petto, mi convincono che tutto tornerà a posto, che supererò questo momento come ne ho superati altri, che lo spaventoso, immenso vuoto che ho davanti è solo un fantasma, che la vita è più leggera e più divertente di quanto io sia disposta ad ammettere. Ma questa sensazione, il sospetto che non sia ancora tutto perduto, si porta dietro la voglia di dirlo a mia madre, di dirle che oggi sto bene, che ho provato una cosa vicina alla felicità, che forse sono ancora capace di sentirmi felice. Una cosa del genere vorrà saperla. Ma non posso dirgliela. Questo è il muro dove vado immancabilmente a sbattere nelle mattine belle come questa. Mia madre si starà preoccupando per me e io non posso dirle che sto bene. Alle oche non interessa che piango di nuovo. Ci sono abituate. Soffocano i miei rumori a suon di risa e grida.”

“Non so cosa ci sia stato fra di noi ma è stato forte, denso, come l’aria umida e l’odore di tutte le cose verdi pronte a fiorire. Può darsi che sia stata solo la primavera. Può darsi che sia stato solo questo. Abbiamo preso i contenitori del pranzo e abbiamo mangiato i panini col prosciutto al laghetto vicino alle casette. Abbiamo attraversato un gruppo di tife; qualcuna aveva le spighe nuove, verdi, e qualcuna, forse reduce dall’autunno, era lunga, bruna, alta come noi…”

“Oscar mi sta studiando. Sta già prendendo decisioni. E’ una cosa che sento. Tra la nostra telefonata e oggi ha cercato di convincersi a lasciarmi perdere e adesso ci sta riprovando. Resto lì accovacciata e penso a come, da donna, impari precocemente a percepire come sei percepita dagli altri, a spese di cosa provi tu per loro. A volte mescoli le due cose in un groviglio terribile che è difficile districare.”

Una storia semplice e complicata nello stesso tempo. Casey appare fragile e destinata a soccombere sotto il peso dei debiti accumulati per pagarsi gli studi, con un lavoro improbabile come cameriera senza assicurazione sanitaria. Ma continua a coltivare un sogno, quello di scrivere un libro. In quel libro, a cui dedica tempo ogni giorno, riversa tutte le sue energie e lo utilizza anche come terapia per le sue angosce. Ne esce un bel personaggio in una storia non del tutto scontata.

Voglia di tenerezza (McMurtry)

Un ritratto di donna splendido, Aurora è insopportabile e adorabile al tempo stesso, respinge e attira contemporaneamente. Ma ha un cuore grande in cui c’è posto per tutti e la sua vita caotica ha questo come punto di riferimento. La seconda parte, dedicata alla figlia, a mio avviso, non è affatto all’altezza, appare forzata.

“Aurora contemplò la sera per un po’, poi si alzò e lanciò la vestaglia sul letto. Andò all’armadio a scegliere un abito per la serata e, dopo averlo indossato e aver trovato la collana giusta da abbinarci, prese la spazzola e indugiò un po’ davanti al suo Renoir, spazzolandosi e guardando le due giovani allegre con i loro cappelli gialli. Per l’ennesima volta pensò che la loro allegria sembrava di gran lunga più pacata di quanto non fosse mai stata la sua. Poi le due giovani si offuscarono e il dipinto divenne una finestra aperta sui suoi ricordi, e Aurora vide la propria felicità: con la madre a Parigi, con Trevor sulla sua barca, con Rudyard sotto il verde di Charleston. Un tempo, prima di tutti quegli sconquassi, era praticamente sempre felice. Dopo un po’ la vista smise di tremarle e le due semplici giovani tornarono a sorridere in mezzo ai loro rosa e gialli. Aurora si sentiva in pace. Si asciugò le guance, finì di vestirsi e scese allegramente dai suoi amici, che per tutta la sera la trovarono di una grazia deliziosa, anzi inestimabile.”

Tre (Perrin)

Una straordinaria storia di amicizia. Quel tipo di amicizia che ho sempre sognato e mai incontrato, nata tra i banchi di scuola tra ragazzini e poi proseguita per tutta la vita. Un’amicizia simbiotica, che esclude il resto del mondo e non ha implicazioni sessuali. Le vicende della vita dividono i tre ragazzi e per un certo periodo ognuno va per la propria strada, conservando il ricordo della magia di quel rapporto e la sofferenza indotta dalla rottura. Il libro narra in parallelo l’inizio dell’amicizia e il momento in cui si svolge la storia e gli amici sono ormai persone adulte. Passando da un piano all’altro si rivivono tutte le fasi della vita dei tre protagonisti e l’evoluzione del loro rapporto non sempre idilliaco, ma sempre molto forte e presente nella vita di ciascuno. E’ sicuramente da non perdere!

“Gli altri alunni vanno nelle rispettive classi. Loro tre rimangono impalati davanti alla bacheca, inebetiti, come se da un momento all’altro dovesse spuntare qualcuno a dire che c’è stato un errore, che in realtà stanno nella stessa classe.. -Vabbè, io vado- fa Etienne con aria distaccata. -Ci vediamo davanti al self-service…Oh, aspettatemi, eh?- Appena girate le spalle si morde con violenza l’interno della guancia. Lista di merda. Si impone di non piangere davanti agli altri..”

“Guardo il gatto come si guarda una delle proprie idiozie. L’elenco delle mie è cominciato parecchio tempo fa. Tornare dalla fiera con il pesce rosso, marinare la scuola, copiare ai compiti in classe, rubare nei negozi, mettermi al volante dopo aver bevuto, far scoppiare petardi nella canicola su un terreno incolto, dimenticare l’acqua del bagno aperta, e poi la proposta di matrimonio, la risposta sbagliata, la persona sbagliata, saperlo e perseverare ugualmente, fare promesse sapendo di non poterle mantenere, perdere treni, prendere un prestito, annullare all’ultimo momento una cosa attesa da sempre, uscire a braccia nude nel freddo, abbassare la testa per non salutare qualcuno perché non è giornata e rimpiangerlo per sempre, firmare un atto di compravendita dal notaio, impegnarsi, disimpegnarsi, l’alcol cattivo, le serate disgustose, il famoso bicchiere di troppo, le mattinate tetre, salire in macchina con uno sconosciuto, comprare un golf colorato per variare un po’ dal nero e non metterselo mai, non riuscire a finire l’ultimo romanzo dello scrittore famoso (-Ma stavolta sento che lo adorerò-), andare per saldi, raschiare il fondo del barile, rovistare, spettegolare, criticare, ridacchiare, i pantaloni di una taglia impossibile da mettere dopo essere dimagrita, tutte quelle cose riposte negli armadi delle nostre vite, ma che costituiscono le nostre vite”

La ragazza A

Le rovine di una casa.. in questo caso rappresentano in sintesi la storia di questa famiglia, distrutta dalla follia e dalla violenza di un padre nei confronti dei figli e della moglie, che non hanno saputo, potuto sottrarsi a quanto stava avvenendo. Una violenza che, anche dopo conclusa, ha permeato la vita di ciascuno di loro, nonostante tutti gli aiuti ricevuti. Un libro impegnativo da leggere, sicuramente scritto molto bene, che colpisce nel profondo, fa riflettere e non lascia indifferenti..

Finché il caffè è caldo (Kawaguchi)

Credo che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, abbia desiderato tornare indietro nel tempo e rimediare per un comportamento che non avremmo voluto avere, una frase che non avremmo voluto dire. Quanto tempo spendiamo immaginando il corso che la nostra vita avrebbe potuto avere se in quella occasione avessimo preso una decisione diversa e guarda caso tutto appare sempre migliore di quanto avviene nella nostra vita di ogni giorno. In questo libro esiste un caffè dove è possibile viaggiare nel tempo, sia nel passato che nel futuro, ma le limitazioni sono molto forti perché non si può modificare il corso degli eventi. Il tempo assegnato ai viaggiatori del tempo è quello che serve ad un caffè per raffreddarsi ed è in quel tempo che devono riuscire a dire quello che avrebbero voluto, sapendo che comunque nulla cambierà. Solo la consapevolezza, tornati al presente di aver fatto tutto quanto possibile per rasserenare la loro esistenza e vivere ogni giorno nel miglior modo possibile. Assolutamente da leggere!

Il tempo di un lento (Sangiorgi)

L’inizio di questo libro è ingannevole, ci trasporta in un amore adolescenziale intenso, puro, forte, come solo a quell’età è possibile vivere. Con i suoi “per sempre” assoluti e convinti, privi di quell’esperienza di vita che poi relativizza tutto e rende ognuno di noi molto più cinico e razionale. Ma da quell’esperienza nasce anche per il protagonista l’inaspettata opportunità di una scelta di vita completamente diversa che lui sa cogliere e sviluppare anche se con un prezzo molto alto da pagare dal punto di vista dei legami personali..

“Ho tenuto gli occhi stretti e ho visto la mia vita in un soffio. Ho sentito le corde di nylon consumarsi sotto le mie dita di bimbo. Ho visto mio padre fare retromarcia in una strada senza ritorno e regalarmi la mia prima chitarra. Ho sentito il mare e mia madre urlarmi contro, l’una intimandomi di studiare e lasciar perdere, l’altro di nuotare fino in fondo. Ho contemplato la campagna intenta a riprendersi il suo posto tra le strade sterrate e quelle asfaltate, tra le case che non c’erano e quelle appena nate. Ho sollevato la puntina del mio giradischi e l’ho posata di nuovo sul cuore. Ho inchiodato gli occhi sui ricordi e ho rivisto tutto daccapo come se non fosse mai successo, e l’ho ricopiato a memoria sui grattacieli di questa città. Ho baciato di nuovo e ancora una volta per la prima volta. Ho pianto, per la prima volta. Ho amato, per l’ultima volta…”

Autobiografia di Petra Delicado (Gimènez Bartlett)

Per anni ho letto appassionatamente i libri che hanno narrato le indagini di Petra Delicado e del suo braccio destro. All’interno di questi racconti spesso ci sono stati dei riferimenti alla sua vita passata, ma ovviamente erano solo occasionali e marginali rispetto alla storia raccontata. Per cui ho accolto questa autobiografia con enorme piacere e curiosità. Ho scoperto una donna forte e coraggiosa che ama la vita e che vuole viverla ogni giorno al meglio, per quanto può offrire e alle sue condizioni.

“Un flirt non è il piatto che mangiamo per sfamarci ogni giorno, ne un manicaretto di uno chef che assaggiamo per curiosità. no è piuttosto il cioccolatino rubato mentre passiamo per la cucina, il sapore che conserviamo di un antico dolciume, la benedetta madeleine di Proust applicata al sesso e alla gioventù…”

“Non sei coerente, ecco una frase che detesto. Coerente con cosa? Con i principi della mia gioventù? Con quelli che mi sono creata strada facendo? Al diavolo! Mica siamo sempre di un pezzo! Cambiamo di continuo, ci modifichiamo senza sosta, e viviamo su un pianeta che viaggia a tutta velocità per l’universo. Non c’è nulla che possa fermare il mutamento, siamo sempre di passaggio.”

“L’amore non dura per sempre. Ci sono coppie che trovano dei motivi per rimanere assieme quando la passione se ne va e altre che non riescono a sostituirla con niente. Le prime vanno avanti, le altre si separano. Tutto il resto è chiacchiera…”

Le regole degli amanti (Selvetella)

Quando ho iniziato a leggere questo libro ho pensato che in fondo non era poi così difficile trovare la formula giusta per far durare una storia d’amore. Le regole stabilite e concordate non sembravano poi così improbabili e neanche impossibili da seguire. Ma poi c’è la vita . . . con i suoi imprevisti che si diverte a rovesciare il tavolo quando meno te lo aspetti e allora quello che sembra ovvio diventa impossibile, i silenzi si trasformano in sospetti, i sospetti in rancori e l’amore ‘lieve’ diventa di nuovamente ‘pesante’, ma è davvero sempre e comunque così?

” Ci deve essere un’altra possibilità, si dicono, un sistema normativo, un modello sociale, un protocollo di assunzione del rapporto amoroso tale da consumarlo senza spegnerlo mai, come la fiamma delle Vestali, un inganno alle stagioni simile alla rotazione di colture con la quale i contadini si garantiscono per sempre la generosità dei campi..”

“..i buoni compagni di viaggio si sentono sempre liberi. Se si incontra qualcuno che ci fa sentire così, è davvero una grande fortuna. Mi capitò con Iole, l’amante che ha realizzato molti dei miei desideri, per quello che ha fatto e per quello che è..”

“Gli amanti si appartengono, gli amanti si accudiscono, gli amanti sono pieni di ricordi, vividi e sfolgoranti come poche altre cose nella vita. Gli amanti progettano il futuro, costantemente; io l’ho fatto per anni, ho fantasticato, ho atteso, ho programmato. Gli amanti sono morbosamente curiosi, l’uno dell’altro. Io lo sono: avrei pagato, pagherei, per poter frugare nei cassetti di Sandro o per osservarlo durante un pranzo di famiglia..”

Piano nobile (Agnello Hornby)

Ho imparato ad amare la Sicilia attraverso i libri e questa autrice è stata tra quelle che più mi hanno avvicinata a questa splendida terra. Credo che lei abbia la Sicilia nell’anima e questo si percepisce mentre si leggono i suoi libri.. Non si tratta solo di descrizioni, ma anche di odori e sensazioni che riesce a trasmettere e che poi andando là effettivamente si trovano e si provano.

Questo libro è la storia di una saga familiare, narra della morte del barone Sorci e delle vicende dei suoi figli, ma come sempre in questo tipo di libri accanto e assieme alla storia della famiglia si può leggere la storia della città e della regione stessa.