L’Amurusanza (Ranno)

Amo la Sicilia e quando mi trovo tra le mani un libro che è ambientato in quella terra non resisto alla tentazione di leggerlo. Mi piace immergermi nell’ atmosfera, negli odori e nei sapori di quella splendida regione..

In questo libro troverete storie di donne forti capaci di trovare il modo di reinventare la propria vita anche quando e dove non sembra esserci alcuna possibilità. La formula è quella di una fiaba con qualche aiuto anche di magia, ma a volte, con un pizzico di immaginazione, la magia può aiutare!

“«Ogni volta che mi sentivo più triste del solito» cominciò allora lei a spiegare ne appendevo uno» disse indicando i cristalli. Ugo li fissò affascinato. «Il primo fu per caso» riprese.«Era il pendente d’un lampadario trovato per strada. Lo lavai, lo sfregai con un panno e cominciò a brillare, lo misi sotto la luce e sfantasiò un bellissimo arcobaleno. Ero qui , sotto al lucernaio, quando vidi l’arcobaleno, e allora mi dissi che sarebbe stato bello tappezzarne la stanza, di arcobaleni, ma una tappezzeria mobile , come mobili sono i moti dell’anima.. »

per ulteriori suggestioni “siciliane” https://sensazionidilettura.com/2019/06/27/i-leoni-di-sicilia-la-saga-dei-florio-auci/

https://sensazionidilettura.com/2019/05/28/la-logica-della-lampara-cassar-scalia/

https://sensazionidilettura.com/2018/10/16/la-lunga-vita-di-marianna-ucria-maraini/

https://sensazionidilettura.com/2018/07/30/sabbia-nera-cassar-scalia/

I cerchi nell’acqua (Robecchi)

Quel “quid”, quel qualcosa in più che rende un libro speciale, che all’ultima pagina ti fa dire “che bello!”. Ecco questo libro è così.. non è solo un giallo, non è solo una trama interessante, è un insieme di narrato e di scrittura che coinvolge e affascina, non potete e non dovete perderlo!

“No. Il racconto del sovrintendente Ghezzi era un’altra cosa, pensa Carlo. Non una confessione, ma un rapporto, una corrispondenza da fuori, da «là fuori» che Carlo non può capire, che molti fingono non esista nemmeno. I dettagli che Ghezzi aveva infilato nel suo racconto, le luci, gli ambienti, le parole, parlavano di persone sconfitte per sempre, di distanze incolmabili. La realtà bruta, non addomesticabile, niente che si possa rendere migliore con le luci giuste, la buona recitazione, o peggio, la pietà. Quel sovrintendente di polizia, basso rango, quasi truppa, gli aveva ricordato un verso, un verso di un poeta:

Io so/Che un chiodo del mio stivale/E’ più raccapricciante della fantasia di Goethe!”

Cose che si portano in viaggio (Durán)

In questo caso il titolo mi ha attirato come una calamita e sono stata assorbita da questa storia ambientata nella Berlino dell’Est prima della caduta del muro, giornate scandite da lunghe code davanti ai negozi per fare la spesa (vi ricorda niente?), sogni di una vita diversa al di là di quella barriera, alimentati da canzoni arrivate sottobanco e ascoltate fino alla nausea, vestiti immaginati come simbolo di libertà che poi improvvisamente arriva, ma non è come era stata immaginata!

“Vista dal di fuori, ero la stessa Katia di sempre che andava a lezione all’università. Ma sotto il cappotto, molti più strati di quelli che mettevo di solito per sopportare il freddo. E più rumore. Molto di più. Nella borsa che portai con me, la stilografica di nichel, il berretto russo, nol lo voglio più questo berretto, mi fa sentire molto anziana, aveva detto mamma, il distintivo del PCE che avevo rubato e una mela..”

“Piansi la mia morte di mio padre, al di là del muro, in completa solitudine, per anni. Quando qualcuno muore senza un funerale o una tomba, il lutto degli estranei dura ancora meno del solito. Chi non ha ricordi e non è stato davanti al corpo vuoto di espressione dimentica immediatamente che sei tu la figlia che aveva un padre, un uomo con un sogno, forse più di uno, pieno di passione e di rabbia, un uomo perennemente trafitto dall’assurda nostalgia di un posto che non esisteva più da nessuna parte..”

“Quante volte possono scontrarsi frontalmente due treni? Quante volte, perché una delle locomotive dica non ce la faccio più, se ci scontriamo ancora in me non resterà più niente contro cui potrai andare a sbattere? Perché c’era sempre qualcosa, dentro, nella pancia, nel cuore, lì a dirmi che io ormai avevo fatto la mia scelta, che avevo puntato tutto quello che avevo, destabilizzando la vita mia e la vita di quelli che mi volevano bene. E dunque questo sarebbe stato il mio castigo. Vivere senza terra. Come aveva fatto mia madre.”

L’educazione (Westover)

Ho sempre guardato con sospetto tutte le forme di integralismo, e leggendo questo libro una volta di più mi rendo conto di quanto dolore e devastazione possano determinare nella vita di una persona. Mi rendo conto che in questo caso i principi alla base della scelta di vita della famiglia forse, di per se stessi, non avrebbero comportato effetti così devastanti se non accompagnati dagli evidenti problemi mentali di alcuni componenti del nucleo familiare, ma questo non giustifica in alcun modo quanto è accaduto a Tara, la protagonista. Che ha trovato nell’educazione una sofferta e non scontata via d’uscita.

“Ripensandoci, credo che sia stata questa la mia educazione, quella che avrebbe contato qualcosa: le ore che passai seduta a una scrivania presa in prestito, cercando di analizzare piccoli frammenti di dottrina mormona e di imitare un fratello che mi aveva abbandonato. Fu così che acquisii una dote fondamentale: la pazienza di studiare cose che non riuscivo ancora a capire.”

“Avevo capito che eravamo stati scolpiti da una tradizione che ci era stata data da altri, una tradizione di cui eravamo volutamente o accidentalmente all’oscuro. Mi ero resa conto che avevamo prestato le nostre voci a un discorso il cui unico scopo era quello di disumanizzare e abbruttire gli altri – perché era più facile alimentare quel discorso, perché conservare il potere sembra sempre la strada migliore”

“..ma c’era una una singola frase scritta da John Stuart Mill che, quando la lessi, mi aprì un mondo: “E’ un argomento di cui non si può sapere nulla di definitivo”. L’argomento a cui si riferiva Mill era la natura delle donne. Mill sosteneva che le donne erano state persuase, convinte, spinte, costrette a una serie di forzature femminili per così tanti secoli, che era impossibile definire le loro capacità o aspirazioni naturali.Mi salì il sangue alla testa. Provai un’elettrizzante scarica di adrenalina, un senso di possibilità, di un confine che veniva ampliato…Non avevo mai trovato così tanto conforto in un vuoto, nella buia assenza di certezze. Sembrava dirmi:qualunque cosa sei, sei una donna.”

“Ma la giustificazione non può cancellare il senso di colpa. Nessuna rabbia, nessun rancore verso gli altri può soffocarlo, perché il senso di colpa non riguarda mai gli altri. Il senso di colpa è paura della propria mediocrità. Non ha niente a che fare con le altre persone. Mi sono liberata del senso di colpa quando ho accettato la mia decisione per quello che era, senza alimentare all’infinito vecchi rancori, senza mettere sulla bilancia gli errori di mio padre piuttosto che i miei. Senza pensare più a mio padre. Ho imparato ad accettare la mia decisione per me stessa, per il mio bene, non per lui. Perché ne avevo bisogno, non perché lui se lo meritava.”

La signora del martedì (Carlotto)

Chapeau! La prima cosa che mi sento di dire dopo aver finito questo libro. Ne ho letti tanti e molti mi hanno coinvolto per la trama, per la suspense, ma questo mi ha sorpreso per la originalità della storia, talmente incredibile dalla prima all’ultima pagina da essere proprio per questo veramente bello da leggere..

Cambiare l’acqua ai fiori (Perrin)

L’ambientazione è sicuramente destabilizzante e per noi anche inconsueta perché nei nostri cimiteri non esiste un custode. Ma questo luogo dà una prospettiva particolare alle vicende della vita e della morte. Si vedono le persone che arrivano perché muoiono, ma anche quelle che accompagnano, quelle che tornano per elaborare il lutto, quelle che non ci riescono, quelle che si ricongiungono.

In questo libro c’è la storia della protagonista Violette (la custode) che si sviluppa in queste pagine, ma seppur apprezzandola ho preferito sottolineare l’aspetto più ampio legato alle storie di tutti e forse anche voi leggendolo vi riconoscerete in uno di quei personaggi che frequentano i cimiteri..

“La vita è come una staffetta Violette. Passi il testimone a qualcuno che lo prende e a sua volta lo passa a qualcun altro. Io l’ho passato a te e tu un giorno lo ripasserai”

“Quando morirò non ci sarà nessuno a piangermi, non lascerò il dispiacere dietro di me, e me ne andrò leggero, liberato dal peso delle loro vite. Solo gli egoisti tremano per la loro morte, gli altri tremano per quelli che lasciano.”

“Sarai per sempre tutti i miei amori, il primo, il secondo, il decimo e l’ultimo. Sarai per sempre i miei ricordi più belli, le mie grandi speranze…”

Carta bianca (Lucarelli)

Mi sono incuriosita quando ho visto questo piccolo libriccino blu scritto da Lucarelli, così diverso da quelli che siamo abituati a trovare adesso nelle librerie. Era agli inizi e forse qualcuno potrebbe trovare qualche sbavatura nella trama, qualche imperfezione di altro genere che io sicuramente non sono in grado di cogliere. Di certo ho trovato la freschezza della narrazione e della scrittura che poi è rimasta anche nella sua produzione successiva..e questo nonostante io non ami particolarmente leggere libri che parlano del periodo della guerra e della liberazione.

La luce è là (Bazzi)

Se seguite queste mie riflessioni, sapete già della mia passione per le saghe familiari e questo libro è un’ulteriore piacevole occasione per immergersi nelle vicende della famiglia Ahrens, di origine tedesca e ebraica e trasferita a Palermo alla fine dell’ottocento.

Rispetto ad altri libri e romanzi ambientati in Sicilia, questo trasmette di meno la bellezza dell’isola, quasi lasciata a margine, spettatrice di una vita diversa vissuta dalla comunità tedesca che si era aggregata con i palermitani appartenenti alle fasce più agiate, che solo raramente aveva contatti con la popolazione.

Se, come me siete amanti del genere, ecco alcuni suggerimenti ad altri libri da non perdere..https://sensazionidilettura.com/2019/10/03/i-goldgbaum-solomon/https:/

/sensazionidilettura.com/2019/06/27/i-leoni-di-sicilia-la-saga-dei-florio-auci/

Ah l’amore l’amore (Manzini)

In questo libro il “caso” che il vice questore risolve con la sua squadra dal suo letto di degenza in ospedale non è particolarmente avvincente, è più interessante seguire la storia degli altri personaggi presenti, da cui deriva anche il titolo del libro stesso, proprio come se fosse una serie tv (probabilmente non è casuale).

Ho visto la versione televisiva dedicata a Rocco Schiavone e tratta dai precedenti libri di Manzini. Ne sono rimasta entusiasta, poche volte ho trovato così grande aderenza tra le pagine scritte e la trasposizione in video. Il protagonista, interpretato dall’attore Marco Giallini, è esattamente come me lo ero immaginato..