Gli ultimi giorni di quiete (Manzini)

Sembra che questo libro sia stato ispirato da una storia vera ed è vero che a volte la realtà supera la finzione. Ma in fondo non è proprio così perché la realtà proviene dalle stesse persone che creano la finzione, siamo sempre noi umani che agiamo, che prendiamo le nostre decisioni, che soccombiamo di fronte ad un evento che ci sembra ingiusto…che troviamo poi la forza di ricominciare oppure no. Forse dipende dalla capacità di elaborare la perdita, il lutto, la delusione, forse dalla capacità di fare un sorriso alla vita, che continua nonostante tutto.

“L’aveva persa già allora, lo sapeva, ma sperava sempre che il tempo avrebbe aggiustato tutto. Che invece scorreva senza scalfire il dolore, inutile, come acqua su una cerata. Nora si era rifugiata in quel dolore silenzioso, lui aveva continuato la vita pensando solo al negozio e ad aggiustare la moto. Nessuno dei due aveva avuto il coraggio di parlare, di vomitare tutta la disperazione. Avrebbe aiutato?”

“Quando Pasquale si svegliò era mattina inoltrata. Aprì le serrande, c’era il sole, il mare era calmo, una giornata di primavera in mezzo all’autunno. Gli venne da sorridere. Si era sempre vergognato di provare momenti di felicità. Una giornata di sole come quella, una bella partita di calcio in televisione, una chiacchiera con un vecchio compagno di liceo, un libro che lo incollava alle pagine. Quella mattina la scomoda sensazione di non poter sorridere l’aveva abbandonato. Si può, certo che si può…E sorridere non era mancanza d’affetto, non era sporcare il ricordo di Corrado con una distrazione, era vita. Lui era vivo, e quella fortuna andava onorata.”