L’educazione (Westover)

Ho sempre guardato con sospetto tutte le forme di integralismo, e leggendo questo libro una volta di più mi rendo conto di quanto dolore e devastazione possano determinare nella vita di una persona. Mi rendo conto che in questo caso i principi alla base della scelta di vita della famiglia forse, di per se stessi, non avrebbero comportato effetti così devastanti se non accompagnati dagli evidenti problemi mentali di alcuni componenti del nucleo familiare, ma questo non giustifica in alcun modo quanto è accaduto a Tara, la protagonista. Che ha trovato nell’educazione una sofferta e non scontata via d’uscita.

“Ripensandoci, credo che sia stata questa la mia educazione, quella che avrebbe contato qualcosa: le ore che passai seduta a una scrivania presa in prestito, cercando di analizzare piccoli frammenti di dottrina mormona e di imitare un fratello che mi aveva abbandonato. Fu così che acquisii una dote fondamentale: la pazienza di studiare cose che non riuscivo ancora a capire.”

“Avevo capito che eravamo stati scolpiti da una tradizione che ci era stata data da altri, una tradizione di cui eravamo volutamente o accidentalmente all’oscuro. Mi ero resa conto che avevamo prestato le nostre voci a un discorso il cui unico scopo era quello di disumanizzare e abbruttire gli altri – perché era più facile alimentare quel discorso, perché conservare il potere sembra sempre la strada migliore”

“..ma c’era una una singola frase scritta da John Stuart Mill che, quando la lessi, mi aprì un mondo: “E’ un argomento di cui non si può sapere nulla di definitivo”. L’argomento a cui si riferiva Mill era la natura delle donne. Mill sosteneva che le donne erano state persuase, convinte, spinte, costrette a una serie di forzature femminili per così tanti secoli, che era impossibile definire le loro capacità o aspirazioni naturali.Mi salì il sangue alla testa. Provai un’elettrizzante scarica di adrenalina, un senso di possibilità, di un confine che veniva ampliato…Non avevo mai trovato così tanto conforto in un vuoto, nella buia assenza di certezze. Sembrava dirmi:qualunque cosa sei, sei una donna.”

“Ma la giustificazione non può cancellare il senso di colpa. Nessuna rabbia, nessun rancore verso gli altri può soffocarlo, perché il senso di colpa non riguarda mai gli altri. Il senso di colpa è paura della propria mediocrità. Non ha niente a che fare con le altre persone. Mi sono liberata del senso di colpa quando ho accettato la mia decisione per quello che era, senza alimentare all’infinito vecchi rancori, senza mettere sulla bilancia gli errori di mio padre piuttosto che i miei. Senza pensare più a mio padre. Ho imparato ad accettare la mia decisione per me stessa, per il mio bene, non per lui. Perché ne avevo bisogno, non perché lui se lo meritava.”